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Esemplari a confronto: come riconoscere specie differenti della famiglia dei bagassidi.

Tecniche di autodifesa da una delle più pericolose specie esistenti in natura.
Corso base.
Lezione uno.
Oggi andremo a fare la conoscenza di un esemplare molto diffuso nel nostro habitat, si presenta in diverse varianti che, pur appartenendo tutte alla famiglia dei bagassidi, si differenziano tra loro per via di alcune caratteristiche specifiche. Andiamo dunque ad osservare più da vicino le principali specie di Troia Trois per scoprire come difenderci da esse:

Tipo 1: La Classica quattro stagioni. E' la specie più antica, resti fossili ne dimostrano la presenza sulla Terra già dal tempo dell'homo erectus, pare proprio che, appena l'homo si sia erectus, abbia fatto la sua comparsa sul pianeta il primo esemplare di Troia Trois. Essendo un organismo molto semplice, soffre per la complessità del mondo che la circonda e avverte la continua necessità di approvvigionarsi di esseri di genere maschile che riempiano tutti i suoi vuoti. Che li riempiano spesso. E, ove possibile, anche più volte al giorno. Non ha dimostrato preferenze particolari, per colmare i suoi vuoti si accontenta di qualsiasi nome cosa città animale, purchè dotato di efficiente circolazione sanguigna o buona riserva di Cialis.

Tipo 2: La Determinata. Creatura pluricellulare dalle origini sconosciute. Teorie d'avanguardia hanno ipotizzato una lontana parentela con un'arcaica mantide religiosa, ma non vi sono state prove materiali ad avallarla. La Determinata, nel momento in cui identifica il suo obiettivo di conquista, avvia un moto rettilineo uniformemente accelerato che nessuna forza d'attrito è capace di decelerare. Nessun ostacolo, sia esso la voce della coscienza, una moglie infuriata, un treno in corsa, un pulmino di suore in gita pasquale, potrà distoglierla dalla sua corsa fino a che non avrà ottenuto quello che vuole. Non ha dimostrato preferenze particolari, eccetto che nei confronti di umani già impegnati in altra relazione.
Per difendersi dal tipo 1 e 2 risulteranno pressocché inutili l'abilità dialettica o la conoscenza di arti marziali. Recenti studi dimostrano invece che nell'80% dei casi un'abbondante spruzzata di Pattex millechiodi nelle mutande del vostro partner può avere un'efficacia quasi totale.

Tipo 3: La Mentale. Si nutre di energia psichica. Ha avuto origine da antichi riti sabbatici; i pochi scienziati che hanno avuto modo di avvicinarsi alle loro tane hanno scoperto che queste sono tutte dotate di pentolone, corredato preferibilmente dalla presenza di un gatto, ove le Mentali, per produrre i loro elisir di giovinezza e lunga vita, mescolano per diverse ore al giorno una gran quantità di bava di essere umano di genere maschile, per la cui produzione abbondante sono costrette a mostrare di continuo ampie zone erogene e parti del loro apparato riproduttivo. Anche queste, come il tipo 1 non dimostrano preferenze particolari.
Per difendersi dal tipo 3 ed evitare che estirpi fluidi corporei al vostro partner nonchè bile alla vostra cistifellea vi sarà utile ricordare che in questo caso la cecità dell'uomo non è una conseguenza ma piuttosto una soluzione.

Tipo 4: La Disfattista. Punta massima dell'evoluzione di questa specie, la Disfattista è un essere superiore, non prepara elisir e non sente la necessità di riempire alcun vuoto, dal momento che è totalmente sufficiente a se stessa. La sua unica attività consiste nello scegliere accuratamente coppie ben consolidate e seminare zizzania logorando implacabilmente il sistema nervoso di lei.
Per difendersi dal tipo 4 può essere utile assumere consistenti dosi di Maalox o Gaviscon più volte al giorno. O assumere un sicario in un'unica dose.

Sindaco delle Scimmie 19.02.2014

Stare con te


Grazie di avermi dedicato questo pezzo, amore. E' bellissimo e avevo tanto bisogno di sentirmi dire queste cose. Mi è piaciuto così tanto che lo metto sul blog per non perderlo!
Non dico mai che ti amo, i fiori non mi commuovono e raramente piango davanti a te.
Quando sono felice non lo do mai troppo a vedere, esattamente come quando amo.
Io non sono dolce e non ci credo alle storie infinite e ai baci da film, però due o tremila cose con te vorrei farcele.
Niente di che, assolutamente.
Litigare sotto la pioggia e poi tornare a casa e fare la doccia abbracciati.
Mangiare per tre ore di fila in un fast food, fino a stare male.
Ubriacarci e ballare canzoni stupide fino al mattino in un locale semivuoto.
Guardare un cartone animato al mese, tanto per non dimenticarci com'era essere puri.
Iniziare qualcosa nello stesso momento in cui lo inizi tu: un libro, una serie tv, una collezione, uno sbaglio.
Preparare un dolce mentre tu dormi sul divano.
Scriverti cose irripetibili sulla schiena con le dita.
Dirti che sei bello soprattutto quando non lo sei.
Dirti "ma che dici?" ogni volta che sostieni che io sia bella, e sentirti rispondere che lo sapevi che avrei risposto così, che ormai sono un libro aperto.
Comprare un videogioco e chiudermi in casa con te per un fine settimana nella speranza di finirlo.
Andare in Giappone.
In Egitto.
Al mare.
Aspettarti ogni sera perché tanto io tornerò prima di te a casa.
Darmi da fare per essere una di cui si va fieri anche oltre l'amore.
Stare con te.
Stare con te.
STARE CON TE.
E non importano gli anniversari, e non importa che tu mi risolva i problemi e non importa che tu sia sempre innamorato pazzo.
Non mi importa niente.
Io voglio solo stare con te....                                          (Susanna Casciani) 

Il cuore dei giovani è come le ossa dei vecchi

Copyright immagine Ivano Fusetti


Scriverti.
Scrivere. Sono passati mesi e forse è troppo tardi per tutte quelle parole che avrebbero voluto sciogliersi nell’aria, trasformandosi in vibrazioni e suono e provocare reazioni. Le ho tutte ingoiate, una ad una, a manciate, come sabbia asciutta che mi ha impastato la bocca, graffiato la gola, soffocandomi, andando a finire addormentate sul fondo di quel gorgo che chiamano anima e da cui cerco di salvarmi ogni giorno.
Credi nel destino, tu. Quindi dovrei pensare che questa storia era già scritta, molti anni fa, scritta dal giorno in cui sono nato. Oppure c’è stato un intoppo nel meccanismo e così, come quando digiti una cifra al posto di un’altra e finisci per chiamare la persona sbagliata, devono aver infilato la mia anima in un corpo sbagliato. Uno a caso. Perché se davvero questa era una storia già scritta, ed era scritta proprio così, devo ritenere di essere il personaggio di uno scrittore davvero stronzo.
Scriverti? Non mi rispondi mai e non sono nemmeno così sicuro che mi ascolti il più delle volte. Ti avrei parlato di me, di quel dolore che mi dimora in fondo all’animo e non si è staccato da me un solo giorno, una sola ora, di questa fottutissima vita.
Ti avrei detto qualcosa di questo silenzio a cui mi sono legato con lacci stretti, per non morire affondando in qualcosa che non sia il silenzio stesso. Il mio. Perché il tuo mi ferisce, come taglio scolpito su altri tagli, più vecchi. Alcuni profondi come solchi nella terra, ma senza la promessa di una vita futura. Solo il dolore saltuariamente risvegliato dall’umidità dei ricordi, il cuore dei giovani è come le ossa dei vecchi.
“Scrivi una storia che non ti riguardi”. Ma è una cosa che non esiste! Come fa a non riguardarti se è venuta fuori dalle tue mani, dalla tua testa, dai tuoi occhi? Ed ogni riga, prima di essere una riga, composta e pulita sul suo lenzuolo di carta, si è impregnata del tuo sangue, del tuo sudore, della tua saliva, contaminata senza via di scampo dai tuoi ricordi, sorrisi, malumori. Quello che scrivo è così. E mi riguarda. Anche più della sigaretta che mi si spegne tra le dita in questo momento. Sta tutto qui dentro, incastrato (anche un po’ malamente, lo confesso) nel precario equilibrio di confine tra un’anima giusta ed il suo corpo sbagliato. O viceversa.
Eccoti. Doccia appena fatta, capelli bagnati, pelle che è profumo e colore e vita e invito continuo per i miei poveri occhi stanchi di questa notte.
-  Che fai? – butti lì, senza che davvero ti interessi la risposta, solo per spezzare il silenzio che si è steso nell’aria per tutta la stanza.
- Rileggevo degli appunti – butto lì, consapevole del fatto che non ti interessa davvero la risposta. Nella speranza di ricomporre il silenzio con cui avevo ordinatamente riempito tutta la stanza.
Osservo, senza commentare, le tue mani e le trovo nude anche oggi, nude come tutte quelle mani che riempiono di gesti l’aria, le strade, città intere, ma che non trovano un posto, una casa, un amore.
Non porta più l’anello”. Ho pianto di nascosto quella notte, occhi tra le mani, seduto in giardino al freddo di novembre per illudermi che fosse colpa del cielo se stavo tremando. È così da quando ti conosco, ho sempre cercato di trovare scuse al mio dolore che ti scagionassero. Giustificazioni che ti salvassero. Perché agli occhi del mondo tu fossi sempre in ordine, perfetta, tale e quale eri e sei ancora per il mio cuore.

Ma eri tu. In tutti questi anni il mio dolore eri tu. E a sbagliare sempre io.

Sindaco delle Scimmie 09.12.2013

E' molto facile amare le cose belle.




E' molto facile amare le cose belle. Rimanere incantati davanti ai colori sgargianti di un fiore, le linee perfette di un dipinto, la maestosità di un edificio, la profondità di un paio d'occhi. La Bellezza si offre a chiunque. A qualunque sguardo. E' che non ti puoi limitare ad amare solo la buccia delle cose, nè ad amarle tutte. Nel più profondo del cuore ci puoi mettere solo un fiore, solo un paio d'occhi. Solo una città, solo una donna. E a volte sono due posti e due amori che si rassomigliano molto.
Stanotte ho rivisto la mia città. Il cuore della mia città. E ancora una volta ho imparato che l'amore è questo. Questo che sento. Perchè amare le cose belle è molto facile, o amarne solo la buccia. Ma dietro le bucce ci sono le cose vere. E le cose vere non sempre sono belle. Ma per amarle davvero ci devi entrare, devi imparare a conoscerle e se, dopo averle conosciute, quelle cose ti piacciono ancora, allora le ami davvero. Perchè anche nel palazzo più bello, dentro c'è un muro dove attecchisce la muffa, una stanza dove d'inverno fa troppo freddo e d'estate troppo caldo, un ricordo che ti fa troppo male, un calorifero che non funziona. E anche nella città più bella ci sono posti dove da sola non andresti mai, specialmente di notte, i parcheggi che mancano, il negozio con la commessa maleducata ma che è più vicino a casa e tu non hai tempo e devi andarci comunque, ci sono stagioni che sembrano non finire mai e anni in cui ti senti stretto ovunque. Perchè ti crescono le spalle e quella città ti sembra un abito da dismettere, che non ti sta più bene e che non intendi portare addosso per tutta la vita. Perchè ne vuoi uno più bello, più comodo, senza rattoppi. E magari un giorno te lo togli di dosso davvero.
Non ci sono nemmeno nata io in questa città. Ma ti succede di amare una cosa così, senza sceglierla. E quella che ho rivisto stanotte è quella che amo, quella buia, quella dove non andresti di notte da sola. E ho pianto. Perchè la amo nonostante questo. E questo amore lo conosco bene, questo andare negli angoli un po' scuri delle cose, sdraiarsi sulle ombre, innamorarsene.
Il mondo idolatra le bucce.
Io amo. E ti amo. Oltre il verde dei tuoi occhi, amo quello che hanno visto. E la tua anima, come la mia città, con quelle strade dove non vorresti mai andare, e i rattoppi, e una stanza dove d'inverno fa troppo freddo e d'estate troppo caldo e qualche ricordo che fa troppo male. E' un po' questo. Appena sveglia, in pigiama, coi capelli spettinati e gli occhi ammaccati. E tu la ami e pensi che non ci sia niente di più bello da guardare che lei in quel momento. E lo pensi davvero.

Sindaco delle Scimmie 30.06.2012

Non m'interessa sapere



"Non mi interessa sapere qual è il tuo mestiere... 

Voglio sapere per che cosa si strugge il tuo cuore
e se hai il coraggio di sognare l'incontro con ciò che esso desidera. 

Non mi interessa sapere quanti anni tu abbia... 
Mi interessa sapere se correrai il rischio di fare il pazzo per il tuo sogno,
per l'avventura di essere vivo. 

Non mi interessa sapere quali pianeti quadrano con la tua luna... 
Voglio sapere se hai toccato il centro del tuo dolore, se le difficoltà
della vita ti hanno portato ad aprirti oppure ... a chiuderti in te stesso
nel timore di soffrire ancora! ... 
Voglio sapere se sei capace di stare nel dolore, senza far nulla per nasconderlo,
o per allontanarlo, o cristallizzarlo. 
Voglio sapere se sei capace di stare nella gioia, tua o mia, se puoi scatenarti 
nella danza e lasciare che l'estasi ti invada fino alla punta delle dita 
dei piedi o delle mani, senza esortarci ad essere prudenti o realistici,
o consapevoli dei limiti umani. 

Non mi interessa sapere se la storia che mi racconti è vera... 
Voglio sapere se sei capace di deludere un altro per restare fedele a te 
stesso, e di non tradire mai la tua anima , a costo di lasciare che gli 
altri ti chiamino traditore. 
Voglio sapere se puoi essere di parola, e quindi degno di fiducia. 
Voglio sapere se sei capace di trovare la bellezza anche nei giorni in cui 
il sole non splende, 


e se puoi dare inizio alla tua vita sulle sponde di 
un lago, gridando "sì" al bagliore d'argento della luna piena. 

Non mi interessa sapere dove vivi, né quanto denaro possiedi... 
Voglio sapere se dopo una notte disperata di pianto sei capace di alzarti,
così come sei, sfinito e con l'anima ricoperta di lividi, per metterti a 
fare quello che c'è da fare per i bambini. 

Non mi interessa sapere chi conosci, nè come ti trovi qui... 
Voglio sapere se starai in piedi al centro del fuoco, senza tirarti indietro.


Non mi interessa sapere che cosa hai studiato, né con chi e neppure dove...

Voglio sapere che cosa ti sostiene da dentro quando tutto il resto viene 
a mancare. 
Voglio sapere se puoi stare da solo con te stesso, 
e se la tua compagnia 
ti piace veramente, nei momenti di vuoto" 
(Oriah Mountain Dreamer)

Ho paura di essere felice



Forse la verità è che ho paura di essere felice. E allora cerco di non pensarci, perchè quella felicità già una volta ci è stata negata e so bene cosa si prova dopo. Una speranza che, fottendosene di sembrare banale, fino all'ultimo non vuole morire. I singhiozzi di un pianto che a lungo non si è saputo consolare. Il tempo cura tutto. Dicono. Ci illudiamo di trovare nel suo scorrere la nostra panacea. La verità è che il tempo mette solo distanza fra noi e le cose, non cancella niente, non cura le ferite, non zittisce le voci. Mette distanza. Semplicemente. Ma ci sono giorni e dolori e squarci che stanno inchiodati lì e, anche se li guardi da lontano e li vedi sfocati, ogni tanto tornano a ricordarti della loro esistenza. E così mi è successo che in un pomeriggio qualsiasi, nel pieno scorrere della routine, nella mia testa si è accesa questa frase: "Ho paura di essere felice". Felice per una cosa in particolare. E porto i miei pensieri altrove, ovunque, pur di non portarli lì dove ci sono voci, colori, odori, volti amati. Nell'attesa c'è molta felicità. Ma delle volte capita di scoprire che l'attesa, strada tanto stretta e faticosa da percorrere, non ha un Dove. E non ti porta da nessuna parte. 
Così, stavolta, camminando mi guardo i piedi, senza sentire le voci, gli odori, senza vedere i colori e i volti amati. Perchè se mi strappassero via di nuovo quel pezzo di felicità credo che fermerei le gambe come se fossero due cose morte e mi lascerei lì nel bel mezzo di quella strada stretta, al buio, in un silenzio rotto solo dai singhiozzi del pianto. 
Ognuno esorcizza le paure a suo modo, noi scegliamo il silenzio, ma questo era giusto che lo dicessi: "Ho paura di essere felice". Mi sto perdendo quel brivido dolcissimo che è nell'aspettare, lo so. Ma ti tengo stretta. Stavolta so dove mi porta la strada. 


Sindaco delle Scimmie 06.06.2012

Se tornassi indietro



In fondo nessuno di noi può dire di non averne sprecata mai, ma se tornassi indietro dovrei rifare tutto esattamente com'è stato, anche le cose che ad oggi vorrei non aver fatto mai. Perchè è tutto quell'indietro che mi ha portata qui e mi ha portato te. Ed è in tutto quel tempo e quella strada che ho avuto tempo e passi per parlare con me stessa e innamorarmi di me. Per potermi innamorare, un giorno, di te.

Vorrei essere tua madre


Avrei voluto immortalare in una foto quell'immagine meravigliosa, avrei voluto scrivere una poesia. Ci ho anche provato, poi mi sono accorta che non era possibile. Ci sono cose che sono purezza assoluta e non si possono sporcare con le parole, bisogna semplicemente viverle. Egoisticamente ho sentito il bisogno impulsivo di metterla da parte, di renderla visibile anche ai miei occhi, perchè fra tanti anni quando spulceremo fra i ricordi, ho pensato che mi piacerebbe ricordarmi anche di questo. Di una donna incantata a guardare un arcobaleno. E del tuo amore infinito. Che mi ha sempre commossa profondamente. Nessuna foto, nessuna poesia. Ti dedico questa canzone, vorrei che il nostro amore assomigliasse un po' al vostro. La stessa purezza, la stessa semplicità, lo stesso infinito. 

Per quanto tempo sei stata sveglia ad aspettarmi?

Leggere una poesia di due anni fa ed emozionarsi tanto da non riuscire a smettere di piangere, come se le parole ti fossero appena uscite dalle mani. Forse è che in realtà è sempre stato "oggi", che ieri non è mai esistito e noi non ci siamo mai perse. Mille volte, e mille altre ancora, ma quello che ci lega è troppo forte per poter essere spezzato. Dal tempo. Dal dolore. Dalla distanza. E' marchiato addosso, ed è l'unico per sempre che conosco. 
Mi sembra fosse solo ieri, che ti svegli alle 6 di mattina solo perchè sai che sono sveglia io. Che te ne scappi di notte per cercarmi, perchè lì dove stavi non prendeva il telefono. Che ti chiudi in bagno con la casa piena di gente solo per dirmi che mi ami. E ancora. Oggi. Sveglia ad aspettarmi. 
Per quanto tempo sei stata sveglia ad aspettarmi? E dov'ero io? Sprofondavo nel silenzio. Buio. E adesso... adesso che mi ami così, senza chiederti se me lo merito, senza farmi pesare quanto ti ho fatto male, quanto ne ho fatto a entrambe, adesso... 
Adesso che ho di nuovo i miei occhiali mi guardo allo specchio e mi ricordo chi sono. 


L'opera senza titolo

Le parole sono rimaste tutte indietro, sparse, inutili, come se nessuno avesse mai voluto ascoltarle. Ma sono rimaste lì, come tutte le altre cose, quelle che dovrò dimenticare di aver mai avuto e quelle che dovrò sforzarmi di riprendere. La rabbia, il non aver dormito, il mal di testa, oggi mi scende una lacrima, ma io sono così, mi metto in ginocchio, piango, poi mi rialzo. I miei tatuaggi... me li guardo tutto il giorno, ma nonostante questo, sono così abituata a vederli che mi sfugge sempre di fermarmi a pensare a quello che vogliono dire. E a quello che devono ricordarmi, al motivo per cui li ho fatti. Mi dicono le cose più importanti. Senza bisogno delle parole. E così che vorrei scrivere, senza parole, mettendoci solo le pause. Così che ognuno che legga ci metta dentro la sua storia, quella che vuole, riempiendo lo spazio fra una pausa e l'altra come meglio desidera. 
Ti svegli una mattina e capisci di essere stato solo parte di una recita meravigliosa, dove il copione è già scritto. E va in scena sempre uguale. E tu, povero coglione, con i sogni a manciate nelle tasche, nonostante la tua intelligenza brillante, non te ne sei nemmeno accorto. Hai pensato che fosse vita, la vita vera, quella che si improvvisa per le strade, nelle case, ogni giorno. Era solo un cazzo di copione. E quello che ti fa stare male non è scendere dal palcoscenico, ma scoprire l'inganno dei fili. 


Sindaco delle Scimmie 24.08.2011

PAINting

Voglio ascoltare le canzoni di questi giorni senza capire le parole. Voglio ammirare quella donna nel quadro senza conoscerne il nome, né il cognome. Senza sapere cosa stesse facendo un attimo prima o un attimo dopo essere stata ritratta. Voglio indovinare dalle sfumature il vero colore dei suoi occhi, quelli fissi a contemplare la mano del suo amato mentre la dipingeva. Rendendola eterna. Ecco. A questo soltanto voglio pensare. A quell'attimo in cui qualcuno ti rimane impresso nell'anima come una pennellata sulla tela... e diventa "per sempre". 
Il pittore ha finito il suo quadro, la modella è uscita dallo studio in lacrime. Ha posato per mesi, affinché il dipinto risultasse perfetto e, per quanto scomoda, si era abituata a mantenere la posizione. Alzarsi è stato doloroso. Ma è uscita lo stesso, dalla porta principale, quella di legno un po' sgangherata e senza serratura da cui era entrata. 
Nella cameretta il cavalletto è stato ripulito ed è pronta una nuova tela. Ma questa parte del narrato non entrava nel quadro, hanno dovuto tagliarla per infilarlo nella cornice. 
Non lo voglio. Un quadro a metà. La tela su cui dipingo è un rotolo di vita grezza e sull'estremità, insieme all'ultimo respiro e colore, voglio metterci un nome. Ed un cognome. Non lo voglio. Un quadro a metà. 


Sindaco delle Scimmie 24.08.2011

Sette donne per ogni uomo


Le mie mani hanno bisogno di scrivere, altrimenti io impazzisco. Non devo necessariamente trasformare in parole le emozioni che ho dentro, anche in virtù del fatto che, al momento, l'unica cosa che ho dentro è un deserto, vuoto e vuoto e vuoto a perdita d'occhio. E parecchia sabbia nelle mutande che ci vorrà del tempo a togliere. Ho solo bisogno di buttare giù due cazzate, pensieri, un saluto agli amici, un vaffanculo ai falsi, una preghierina del mattino, una ricetta esotica, una lista della spesa. Qualsiasi cosa, purchè sia una cosa da scrivere. 
Ieri sera, prima del primo sonno, mi sono venute in mente un po' di quelle riflessioni geniali. Sapete... quelle che la notte le pensi e sono perfette, perfette nel concetto e nella forma, dei capolavori, le creazioni per eccellenza. Però non hai mai voglia di alzarti per andare a cercare un foglio e una penna, così i capolavori, finiscono per mischiarsi coi sogni e la mattina si sono sciolti come trucco sugli occhi. Sarà per questo che il mondo è pieno di merda. Le cose buone le pensiamo nei momenti meno opportuni e le lasciamo morire prima di avere il tempo di realizzarle. 
Riflettevo su questo: esiste questa famosa perla di saggezza popolare secondo la quale, per ogni uomo, ci sono sette donne. E mi veniva da chiedermi chi possa aver inventato una cazzata del genere... Uno con molte donne? Uno sceicco dopo aver fatto visita al suo Harem? Emilio Fede indignato per aver dovuto condividere il suo Silvio con qualcuno? Ecco, a proposito di questo. Posto per ipotesi che la perla di saggezza popolare dica la verità e che il meschino di turno decida di farsi forza e coraggio sperando nella presenza di queste donne a lui predestinate, se quel meschino sei tu, che adesso leggi, sappi che di quelle sette donne, come minimo tre sono minorenni, quindi toglitele immediatamente dalla testa, perchè potresti rischiare di prendere la residenza in un posto dove per ogni uomo ci sono sette uomini e un solo culo: il tuo! E ricorda inoltre che quelle tre sono già state assegnate al suddetto Silvio per scatenare l'ira funesta di Emilio Fede. Quindi andiamo avanti, ne rimangono quattro. Di cui tre saranno sicuramente tua nonna e le sue amiche di uncinetto, a meno che tu non sia un archeologo ti sconsiglio caldamente di andare in esplorazione. La settima, dopo anni di peregrinare (e di pippe) finalmente potrebbe essere quella giusta, quella giusta proprio per te amico mio. Ma attento, non pensare che sarà un'impresa facile. Pensavi che sarebbero bastati un mazzo di fiori e una cenetta a lume di candela? Sbagliavi. Dovrai sudare sette camicie, affrontare le dodici fatiche di Ercole, sfidare i fantastici 4, battere i tre moschettieri in un combattimento all'ultimo sangue, affrontare Ben Hur in un corpo a corpo e in ultimo saltare un fossato con tanto di coccodrilli. Sarete felici per qualche settimana, tempo che le occorre (alla numero sette) per trasformare il tuo cervello (che, diciamocelo, già in partenza non è che si distingua per particolare brillantezza) in una deliziosa e dolciastra poltiglia appiccicosa. Per cui, farai ogni cosa che lei desidera, accompagnarla a fare shopping, andare a pranzo la domenica da sua madre, spingere il carrello della spesa (ma non uno qualsiasi, bensì quello immancabilmente storto e difettoso dell'Ipercoop). E se ti rifiuterai di fare una sola di queste cose, se farai cadere le briciole sul tappeto, se ogni giorno non le dirai quanto è dimagrita e quanto sta bene con il suo nuovo taglio e colore di capelli (dovete dirlo, anche se non è vero, voi uomini non li notate questi cambiamenti, quindi per non sbagliare ditelo tutti i giorni), beh se non farete tutto questo e molto altro ancora... Sappiate che finirete legati a un palo, a soffrire fame, sete, pidocchi, zanzare, sciopero della patata a tempo indeterminato, il caldo bestiale di agosto e sarete legati davanti alla tv costretti a guardare una serie completa in dvd con tutte le puntate di Uomini e Donne, Tamarreide, Grande Fratello e ogni cosa interpretata o condotta da Barbara D'Urso. E rimpiangerete con tutte le vostre forze di non aver studiato archeologia all'università o di non aver dato il culo al vostro compagno di cella. 
(Nota ISTAT: In tutte le regioni e le province il numero delle donne supera quello degli uomini: in media si contano 51,6 donne contro 48,4 uomini ogni 100 residenti... Quindi... non credete alle favole!)
Sindaco delle Scimmie 02.08.2011

Le retour à la raison


Ovviamente, prima di tutto, anche di questo devo dire grazie a Weegee Toxin... poi ho notato uno dei commenti al video che dice così: "This film could have been dedicated to all of us who see the shadows of the things before the real things. Because the world and the life has so many points of view..."  e ho pensato che potrebbe benissimo essere dedicato a me. Quanta verità in quelle ombre. Quante cose nascoste che fuggono alla luce del giorno. Forse è per questo che lascio entrare solo poche cose e persone importanti, vedo le ombre per prime, scelgo quelle, non la maschera che le nasconde. 

Abbiamo amato...

Abbiamo amato e avevamo vent'anni, amici che sarebbero rimasti, donne che sarebbero partite, stanze piene di cassetti pieni di sogni. Avevamo vent'anni, sigari, peyote e viaggi, spiagge nascoste e cieli che non conoscevano il ritorno. E ballavamo fino all'alba prima di una giornata di lavoro. Avevamo vent'anni e non ci stancavamo mai. Abbiamo amato e avevamo tempo, tanto tempo, tutto il tempo, per credere che l'amore non sarebbe mai finito e crederci di nuovo ogni volta che finiva. Avevamo vent'anni e senza il becco d'un quattrino eravamo i proprietari dell'intera città. Abbiamo amato e sbagliavamo spesso e volentieri, perchè ancora ci scusavano, ché da quegli sbagli dovevamo imparare. Avevamo vent'anni e un amico che non c'è più e una lettera dentro una borsa che non hai fatto in tempo a fagli avere. Ed un addio non dato che se ci pensi ti brucia forte dentro al cuore tutti i giorni. Abbiamo amato e non avevamo niente, perchè quel niente ci bastava. Avevamo vent'anni ed eravamo felici. Felici di non avere niente. 
Un giorno all'improvviso ti danno un lavoro una casa una macchina un cane un bel vestito. E mentre ti specchi per vedere come ti stanno, non ti rendi conto che in cambio si sono presi la felicità. E il tempo. Non c'è più tempo per credere che l'amore non finirà mai, nè tempo per rialzarsi dopo che è finito. E rimani così, cuore sulle ginocchia, con un amore perduto, un addio non dato e un silenzio bastardo che continua a sanguinarti dentro. 

Sindaco delle Scimmie 20.07.2011



Oggi non mi cercate

Oggi non mi cercate. Non sono in grado di rispondere, non ho parole, non ho neanche lacrime. Anche se quelle spero tanto che arrivino. Devo piangere, perchè sennò scoppio. Scoppia tutto dentro. Oggi non mi cercate, non ho niente da dirvi. So solo che il dolore è un urlo agghiacciante, sono paralizzata. Faccio fatica perfino a muovere le dita per scrivere. 
E non è per le braccia piene i lividi o per lo zigomo talmente gonfio che non muovo mezza faccia. Peccato che tu non possa vedermi, peccato davvero. Forse saresti soddisfatta di te stessa e dei tuoi gorilla. Lo rifarei altre mille volte. Chiarirsi con le parole sempre. Non esiste altro modo, a costo di farmi ammazzare. Chiarire cosa poi? Al massimo avresti potuto chiedermi scusa e finiva lì. E invece no... volevi ragione... Ragione di cosa? "abbiamo passato tutta la serata a sbaciucchiarci".. ma chi?? Tu e lei forse. Io ho avuto occhi solo per te. Nessuno mi ha messo un dito addosso. Certo, così come mi sono tolta la maglietta, invece di andarmene potevo reagire facendo la stessa cosa che stavi facendo tu. Mi dispiace ma a tanto non ci arrivo. Non le faccio certe cose. Pensa a quanto cazzo di male ti avrebbe fatto se l'avessi fatto io, tu che ti sei incazzata solo perchè Jhonny ha fatto un commento sulle mie tette.
Fa male, fa molto male. Ma stavolta non tornerò indietro. 
Amici a voi chiedo scusa, ci sarà un grande silenzio, spero che potrete almeno leggermi. Ma oggi non mi cercate. Non ho parole, non ho respiro, non ho nemmeno lacrime. E il dolore è un urlo agghiacciante. 
Image by Esao Andrews

Così incredibilmente lieve che nemmeno lo senti

"Il dolore è una vela così incredibilmente lieve che nemmeno lo senti, comincia con la cadenza dolce della neve, ed è lì che ti perdi. Ha la faccia di un bambino e gli occhi di un lupo triste che ti lecca la mano, conosce ogni parola che non esiste e te le insegna una per una piano piano" (R. Vecchioni - Non lasciarmi andare via)


E non si capisce perchè... dopo una bella serata, dopo una bella notte, all'improvviso nel bel mezzo del giorno ti assale la tristezza... Sarà che è figlia dell'alcool, mah... non ho mica bevuto tanto. Ma no, deve essere perchè non ho dormito. Sì sicuramente è per quello. Stasera passa tutto. 

Photo by Joshua Hoffine

Mi hanno fatto credere


La scelta non è casuale... Mi sono svegliata con una grande voglia di scrivere una lettera stamattina, una di quelle che parlano dal cuore e al cuore. Ho pensato nella mia testa tutte le cose che avrei voluto dire, con tanto di motivi. Perchè parlare non è facile, parlare non mi appartiene poi molto. Chiacchiero moltissimo, è vero, ma se devo raccontare di me o dire di qualcosa che mi fa stare male preferisco scrivere. Ci pensavo ieri a questa cosa, sono incasinata, piena di difetti, non controllo le emozioni, non me la cavo con la voce.. Ho solo le mie mani che sanno sempre dove andare. Nelle mani ho il cuore, il cervello, la forza. E non mi serve pensare a quello che devo scrivere perchè ci pensano loro. 
Non scriverò nessuna lettera. Non dirò niente di quello che volevo dire. Mi hanno fatto credere che sono sbagliata, che non sono capace di amare, che non sono in grado di combinare niente di buono. Mi hanno fatto credere che parlare è inutile, perchè tanto non ci si capisce e la situazione non può che peggiorare. Mi hanno convinta che si deve cambiare, perchè così non va bene. Mi hanno fatto credere che quando stai male devi sbrigartela da solo, perchè il mondo vuole solo gente sorridente, quando basterebbe così poco, prendere una piccola lacrima e dire "questa te la porto io"... e tutto sarebbe più leggero, più caldo. C'è stato un tempo in cui le parole ci scaldavano e potevano cambiarci il respiro, un tempo in cui sapevamo dare un nome alle cose e scordarci dei nervosismi solo pensando al colore di due occhi. Quando ami, ami e basta, e non cerchi di cambiare le persone, perchè altrimenti ti saresti innamorato di qualcun altro, ma non di quello. Sto costruendo un pezzo alla volta qualcuno che non sono io e che a dirla tutta neanche mi piace. Un puma in una gabbia di coniglio. Forse quando qualcuno non ci piace dovremmo semplicemente lasciarlo andare e rassegnarci al fatto che non lo vogliamo, senza cercare di cambiarlo. Io sono parole, istinto, follia, impulsività. Dover pensare, ragionare, arrovellarmi, prima di ogni gesto, mi sta portando alla pazzia. Penso talmente tanto che non ho più tempo per sorridere. Non cercate mai di farvi assomigliare le persone. Le perderete. Perchè piano piano il dolore lascerà spazio alla ricrescita e ciò che siamo vorrà vivere di nuovo e per farlo ricorrerà al più feroce degli istinti, quello del sopravvivere. Mangiare per non essere mangiati. Sensi in all'erta, muscoli in tensione, denti ben in vista, corre il puma. Dritto davanti a sè, battiti accelerati, vento sul muso, corre senza voltarsi indietro, dovesse scoppiargli il cuore per la fatica, scegliendo di morire solo in mezzo alla terra. Perchè dentro una gabbia di coniglio, perfino nella morte non c'è dignità. 

Un gran pacco di cazzi miei

Devo dire che sono passate... quante? Tre settimane o quattro dalla nascita del blog... E ancora non mi sono degnata di rivolgere un saluto, un caloroso saluto, a tutti quelli che entrano qui, spulciano, leggono, misurano parole e accenti... solo per farsi un gran pacco di cazzi miei. Senza interesse per la musica, per le poesie, per i pensieri. Non tanto per quello che hanno dietro o dentro (ovvero il solito gran pacco di cazzi miei), ma semplicemente come amore per le parole, per il suono, la fluidità o la durezza con cui vengono al mondo. Come ben sapete e come è evidente, anche per chi non lo sapesse, io me ne vado sempre per la mia strada seguendo quello che forse è il consiglio per eccellenza "Non ti curar di loro, ma guarda e passa". Quindi continuate pure ad analizzare ogni virgola di quello che scrivo per immaginare quello che faccio in casa mia, il perchè di certi giorni tristi, il perchè di corde, collari, bianche deliziose schiene. Continuate pure a farvi un gran pacco di cazzi miei (in incognito ovviamente... non mi rivolgo mica a quelli che parlano con me abitualmente e piacevolmente e di cui conosco nome e cognome come loro conoscono il mio!!)... Quindi auguro una splendida giornata anche a voi, lettori mascherati... Le vostre domande non avranno risposta purtroppo per voi :) 


...ma pure questo è amore...

Mi sa tanto che Rita ha ragione, uno che vuole deprimersi viene sul mio blog, legge qualche post, si taglia le vene ed è felice... E quando le cose vanno bene scrivo poco... sì hai ragione scimmia. 
Oggi credo che scrivere sia un obbligo nei confronti di me stessa, io non sono capace di tenermi le cose dentro, starei molto meglio se potessi dirle, se potessi parlarne. Così scrivere resta l'unico appiglio alla sanità di mente, svuotarsi un po' per non impazzire del tutto. Essere tristi non significa non essere tranquilli, questa settimana è passata in fretta, è stata brutta, ma la tranquillità non l'ho mai persa. 
Devo trovarmi altre cose da fare. Sì hai ragione. Sono così stanca di pensare che non mi vengono più nemmeno le parole da scrivere e non è una bella sensazione, voler esternare e trovarsi davanti a questo grande bianco inutile che ti rifiuta. E distruggersi con Baglioni alle 9 di mattina è quasi il massimo.... Ma oggi ... oggi perdo il filo del discorso e i fili della ragione.... Mi basta Pessoa, un pacchetto di sigarette e sto a posto. Non ho bisogno d'altro. Anche perchè, se pure ne avessi bisogno, non lo troverei. Credo che sia ora di rifare il caffè, di asciugarsi le lacrime e di muovere il culo, domenica è domani e non posso prenderla così anche oggi. Sì, è colpa di come sono andata a dormire, litigando, con un mezzo saluto, così mi sono svegliata con quelle sensazioni ancora addosso. Vedersi perdere le cose fa più male che superare di perderle.